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mercoledì 18 gennaio 2012

Godard a filmé la fin de l'Europe sur le «Costa Concordia»

17 janvier 2012

 http://next.liberation.fr/monde/06014699-godard-a-filme-la-fin-de-l-europe-sur-le-costa-concordia

Godard a filmé la fin de l'Europe sur le «Costa Concordi


«Pauvre Europe. Non pas purifiée mais corrompue par la souffrance», se désole une jeune femme sur le pont d'un navire de croisière. Dans Film socialisme, sorti en 2010, Jean-Luc Godard interroge le cinéma et la décadence de l'Europe. Objet à part, une partie des scènes se déroulent sur le Costa Concordia qui file vers la nuit noire, la fin du monde, comme le raconte le Guardian.
Et, pendant ce temps-là, les passagers errent sur les ponts et dans les couloirs, faisant semblant de s'amuser. «Des choses, de l'or, des salauds.»
(Re)lire la critique de Gérard Lefort, dans Libération, en mai 2010.

 www.blitzquotidiano.it

Godard girò film sulla “fine dell’Europa” sul ponte della Costa Concordia

PARIGI – Il quotidiano francese Liberation e quello britannico Guardian raccontano una storia che riguarda molto direttamente la Costa Concordia. La nave incagliata nell’Isola del Giglio, infatti, è stata il set di alcune scene del lungometraggio “Film socialisme” di Jean-Luc Godard  uscito nel 2010.
Nel film, una giovane donna sul ponte di una nave da crociera racconta la decadenza dell’Europa. Così, dopo il battesimo andato male, sembra che la nave alla cui guida c’era il comandate Francesco Schettino aveva avuto un altro presagio alquanto sfortunato.

OPERAZIONE CHAOS, DROGHE E INFILTRAZIONE NEL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO.

OPERAZIONE CHAOS, DROGHE E INFILTRAZIONE NEL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO.

   L’operazione CHAOS era il nome in codice di un piano della CIA elaborato alla fine degli anni ’60 dal generale americano William Westmoreland sotto l’amministrazione Johnson. E’ stata una tipica operazione False flag[1]. Base di quest’operazione era, come dice il nome, creare il caos, in modo che l’opinione pubblica ne chiedesse al governo la repressione. L’operazione raggiunse il suo momento culminante nel 1968 e 1969, addirittura ci sono tesi operò nel concerto di Woodstock per usare come cavie i giovani che erano venuti a questo concerto, per il progetto MK ULTRA, diffondendo stupefacenti [2].

martedì 17 gennaio 2012

domenica 13 novembre 2011

Il Grande Golpe Globale - chi sono Mario Monti e Luca Papademos?

 Il Grande Golpe Globale - chi sono Mario Monti e Luca Papademos?


Tutto tranne democrazia

http://www.byoblu.com/post/2011/11/08/Il-Grande-Golpe.aspx
Lucas Papademos Mario Monti Gruppo Bilderberg Commissione Trilaterale Giulio Termonti Claudio Messora Byoblu Byoblu.Com

 Sta succedendo qualcosa. Qualcosa che va oltre la crisi economica: sembra più che altro una crisi di sovranità. E non è la questione di lana caprina che tanto sembra preoccupare i nostri editorialisti di punta, ovvero se sia giusto o meno farsi commissariare dalla UE e dall'FMI rinunciando così - formalmente e pro-tempore - al possesso delle nostre stesse chiavi di casa. E' qualcosa di più profondo, una trama nella trama che si può provare a spiegare in molti modi diversi, ma che non è prudente lasciare che si dipani mentre l'attenzione generale si concentra su alcuni personaggi e non su altri.

La cura dell'acqua contro la Bce

La battaglia per la riappropriazione dei beni comuni confligge con il patto di stabilità europeo. Per questo bisogna pensare a un suo superamento. La vittoria al referendum insegna che vincere è possibile C'entra la battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua con la crisi e con le politiche monetariste della Bce? Moltissimo e per diversi motivi.
Il primo ha a che fare con la risposta che governo e poteri forti hanno dato alla vittoria referendaria dello scorso giugno. Consapevoli di aver perso il consenso sociale, preoccupati dell'evidente erosione della catena culturale che per più di due decenni ha legato le persone all'idea del pensiero unico del mercato, governo e poteri forti hanno rilanciato una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, giustificandola con le risposte da dover dare all'Unione europea in merito alla riduzione del debito pubblico.

sabato 5 novembre 2011

La sfida al credito e l’inizio della rivoluzione

Questo che segue è un articolo uscito sul numero 1 della rivista Loop. L'autore viene considerato oggi (guarda prima pagina di Internazionale) uno dei principali sostenitori e teorizzatori del movimento americano che sta animando le città Usa.
http://www.looponline.info/index.php/home/651-la-sfida-al-credito-e-linizio-della-rivoluzione

Sembra di essere arrivati a un punto morto. Il capitalismo, così come lo abbiamo conosciuto, sta andando in pezzi. Ma, mentre le istituzioni finanziarie barcollano e cadono, non si vedono alternative evidenti. La resistenza organizzata sembra essere incoerente e frammentata, il movimento no global un’ombra di se stesso. C’è una buona ragione per ritenere che, nell’arco di una generazione o giù di lì, il capitalismo cesserà di esistere: semplicemente è impossibile mantenere un regime di crescita infinita in un pianeta finito. Di fronte a questa prospettiva, la reazione istintiva, anche dei “progressisti”, è, spesso, la paura, l’aggrapparsi al capitalismo perché semplicemente non si riesce a immaginare un’alternativa che non sia addirittura peggiore. La prima domanda che dobbiamo porci è la seguente: com’è potuto accadere?

ECCO CHI SOSTIENTE IL DEFAULT












Come si può sostenere la giusta battaglia per i beni comuni e contemporaneamente auspicare il fallimento dell’istituzione collettiva che dovrebbe gestirli e amministrarli?
Gli «indignati» – di qualsiasi età, ma soprattutto i giovani – hanno molte buone ragioni per esserlo. Tuttavia, anche le migliori ragioni trovano difficoltà ad affermarsi se sostenute in modo ambiguo e controproducente. Ad esempio, lo slogan «la vostra crisi non la paghiamo» non può essere confuso con la sua parodia «il debito non si paga» o con la sua più becera versione «chi se ne frega del default», il cui sapore avanguardista evoca la violenza prevaricatrice del «blocco nero».

Perché il discorso su “la Casta” è di destra

4 novembre 2011
Citiamo solo gli ultimi in ordine di tempo. Lo spot della Fiat che ammicca esplicitamente al rancore verso le auto blu. Il video di Enzo Jachetti (uno che prestando la sua faccia al vero telegiornale del ventennio berlusconiano, Striscia la notizia, ha molte responsabilità della situazione in cui ci troviamo) che manda tutti i politici a quel paese. Il monologo di Enzo Brignano a Le Iene che rimastica i peggiori luoghi comuni del qualunquismo di fine regime. Il conduttore superberlusconiano Aldo Forbice che a “Zapping”, su Radio1, si fa portavoce di una campagna contro “i costi della politica” e per la riduzione del numero dei parlamentari. Quest’ultima, del resto, è l’unica rivendicazione comprensibile in mezzo alla fuffa del format messo in piedi da Giorgio Gori (uomo di Canale 5 e del Grande fratello) a favore di Matteo Renzi. Dunque, non si tratta più di un rumore di fondo, ma del rischio concretissimo che la crisi economica e politica produca un movimento d’opinione addomesticato e privo di sbocchi positivi.