Pagine

sabato 9 luglio 2011

L'Universo è un'illusione

L'Universo è un'illusione
ovvero, il "paradigma olografico"
di Richard Boylan



Le teorie di Aspect, Bohm, Pribram sulla nuova fisica scuotono i principi della scienza tradizionale:  dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è parte infinitesimale e totalità di "Tutto"

Alain Aspect, fisico
Alain Aspect
<< Nel 1982 un'équipe di ricerca dell'Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, condusse forse il più importante esperimento del 20º secolo.  Aspect ed il suo team scoprirono che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l'altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri.  Come se ogni singola particella sappia esattamente cosa stiano facendo tutte le altre.
Un fenomeno che può essere spiegato solo in due modi:  o la teoria di Einstein - che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce - è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.

David Bohm, fisico
David Bohm
La maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, ma l'esperimento di Aspect rivoluziona il postulato, provando che il legame tra le particelle subatomiche è effettivamente di tipo non-locale.  David Bohm, celebre fisico dell'Università di Londra recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicassero la non-esistenza della realtà oggettiva.  Vale a dire che, nonostante la sua apparente solidità, l'Universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.

Ologrammi, la parte e il tutto
realizzazione di un ologramma - © XmX Per capire la sbalorditiva affermazione di Bohm gettiamo uno sguardo alla natura degli ologrammi.  Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l'aiuto di un laser:  l'oggetto da fotografare viene prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un figura di interferenza (approssimazione grafica) - © XmX secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica.  Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un visualizzazione di un ologramma - © XmX intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser, ecco apparire il soggetto originale.  La tridimensionalità non è l'unica caratteristica interessante degli ologrammi:  se l'ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un parti di un ologramma contengono ancora l'informazione d'insieme - © XmX laser, si scopre che ciascuna metà contiene ancora l'intera immagine della rosa.  Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine.  Diversamente dalle


UNA PRECISAZIONE...
(inserto di XmX)
L'affermazione secondo la quale ogni frammento dell'ologramma conterrebbe tutta l'informazione, non è esatta:  si verifica sempre una certa perdita di informazione, tanto maggiore quanto più è piccolo il frammento. Questo però non invalida affatto l'ipotesi dell'Universo olografico, ma anzi, restringe le reciproche influenze delle cose - da una precedente inconcepibile infinitezza ad ambiti più circoscritti - rendendo tutta la teoria ancor più credibile.  XmX
normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall'ologramma integro. * [vedi riquadro a destra - XmX] Si schiude così una nuova comprensione dei concetti di organizzazione e di ordine.
La rana, l'atomo e la rosa
Per quasi tutto il suo corso la scienza occidentale ha agito sotto il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si trattasse di una rana o di un atomo, era quello di sezionarlo e di studiarne le varie parti.  Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni possono esulare da tale approccio.  Bohm lo intuì, aprendo una strada alla comprensione della scoperta del professor Aspect.
Per Bohm il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un'illusione.  Era infatti convinto che, ad un livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali, ma estensioni di uno stesso "organismo" fondamentale.  Bohm semplificava con un esempio:  immaginate un acquario contenente un pesce.  Immaginate che l'acquario non sia visibile direttamente, ma solo attraverso due telecamere, una l'esempio dell'acquario di Bohm - © XmX posizionata frontalmente e l'altra lateralmente rispetto all'acquario.
[vedi disegno a destra - XmX]
Guardando i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse.  Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra loro:  quando uno si gira, anche l'altro si girerà;  quando uno guarda di fronte a sé, l'altro guarderà lateralmente.  Essendo all'oscuro dello scopo reale dell'esperimento, potremmo credere che i due pesci comunichino tra loro, istantaneamente e misteriosamente.  Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica che esiste un livello di realtà del quale non siamo consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra.  Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono "parti" separate bensì sfaccettature di un'unità più profonda e basilare, che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa.  E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste "immagini", ne consegue che l'Universo stesso è una proiezione, un ologramma.
Il magazzino cosmico
Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti:  se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate.  Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo.  Tutto compenetra tutto.  Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta.
In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali.  Concetti come la località vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, sicché anche il tempo e lo spazio tridimensionale (come le immagini del pesce sui monitor TV) dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso.  Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente.  Disponendo degli strumenti appropriati un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato.  Cos'altro possa contenere il super-ologramma resta una domanda senza risposta.  In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia:  dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene ai raggi gamma.  Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto-ciò-che-Esiste.  Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello super-olografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale si celerebbe un'infinità di ulteriori sviluppi.
Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad una immagine statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere l'Universo col termine "olomovimento".  Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa semplicemente dire che l'informazione è distribuita non-localmente.  Se è vero che l'Universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone che anch'esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l'immagine intera.  Dato il presupposto, tutte le manifestazioni della vita provengono da un'unica fonte di causalità che include ogni atomo dell'Universo.  Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di "tutto".
Miliardi di informazioni...

Karl Pribram, neurofisiologo
Karl Pribram
Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell'Università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà.  Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni '20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello:  dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell'olografia.  Egli ritiene che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l'area del frammento di pellicola che contiene l'immagine olografica.
l'Enciclopedia Treccani è composta da più di una quarantina di grossi volumi... - © XmX Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe come il cervello riesca a contenere una tale ...e il cervello potrebbe memorizzare circa 5 Treccani... - © XmX quantità di ricordi in uno spazio così limitato.  Quello umano può immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media di vita (approssimativamente l'equivalente di cinque edizioni dell'Enciclopedia Treccani!).  Di converso, si è scoperto che gli su un ologramma possono coesistere moltissime registrazioni - © XmX ologrammi possiedono una sorprendente possibilità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l'angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio.
...ma anche di idee
La nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall'enorme magazzino cerebrale risulta spiegabile più facilmente, supponendone un funzionamento secondo principi olografici.  Inutile, quindi, scartabellare nei meandri di un gigantesco archivio alfabetico cerebrale, perché ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente scansione di un cervello umano correlato a tutti gli altri:  si tratta forse del massimo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata.  Nell'ipotesi di Pribram si analizza la capacità del cervello di tradurre la valanga di frequenze luminose, sonore, ecc. ricevute tramite i sensi, nel mondo concreto delle percezioni.  Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio, fungendo da strumento di traduzione per convertire un ammasso di frequenze prive di significato in una immagine coerente:  il cervello usa gli stessi principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori.



IL CERVELLO RIMESCOLATO
(inserto di XmX)
Paul Pietsch, critico verso la teoria olografica della mente, provò a confutarla (libro Shufflebrain, vedi links a fine pagina). Poichè aveva scoperto che le salamandre sono capaci di ampie capacità di rigenerazione del tessuto nervoso (nervi e cervello), ipotizzò che la localizzazione delle funzioni cerebrali potesse essere evidenziata "scambiando" fra loro parti di cervello. Lo fece, sezionando il cervello di alcune salamandre in parti uguali, per poi risistemarle nella scatola cranica ruotate, scambiate di posto, e così via. Pietsch si aspettava di osservare gravi disfunzioni o strani comportamenti, invece la maggior parte delle salamandre continuò a comportarsi come prima.   XmX
Vi è una impressionante quantità di dati scientifici a conferma della teoria di Pribram, ormai condivisa da molti altri neurofisiologi.  Il ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha applicato il modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, pur sordi da un orecchio.  Ne risulta che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia.  Ad esempio:  il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze sonore, il nostro olfatto percepisce anche le cosiddette "frequenze osmiche" e persino le cellule biologiche sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze.  Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise.
[sui suoni olografici, o meglio, olofonici vedi links alla fine - XmX]
La realtà?  Non esiste.
Ma l'aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta unendolo alla teoria di Bohm.  Se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della meditazione - © XmX realtà oggettiva?  In parole povere:  non esiste.  Come sostenuto dalle religioni e dalle filosofie orientali, il mondo materiale è una illusione.  Noi stessi pensiamo di essere entità fisiche che si muovono in un mondo fisico, ma tutto questo è pura illusione.  In realtà siamo una sorta di "ricevitori" che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica:  uno dei miliardi di "mondi" esistenti nel super-ologramma.
Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato "paradigma olografico" e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, ha entusiasmato molti altri.  Un piccolo, ma crescente, gruppo di ricercatori è convinto si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza.  In un Universo in cui le menti individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, i cosiddetti "stati alterati nebulosa - foto NASA di coscienza" potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato.  Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così strano.
Coscienza e visualizzazione
Il paradigma olografico presenta implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure, come la biologia.  Keith Floyd, uno psicologo del Virginia Intermont College, ha sottolineato il fatto che se la concretezza della realtà non è altro che una illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum).  Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l'illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come "fisico".
Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche spinge i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico.  Infatti, se l'apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina.  Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell'ologramma corporeo.  Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la "visualizzazione" risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la "realtà".
Il mondo è una tela bianca
Perfino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria possono venire facilmente spiegate se accettiamo l'ipotesi di un universo olografico.  Nel suo libro "Gifts of Unknown Things", il biologo Lyall Watson descrive il suo incontro con una sciamana indonesiana che, eseguendo una danza rituale, era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto di alberi.  Watson riferisce che mentre lui ed un altro attonito osservatore continuavano a guardare, la donna fece velocemente riapparire e scomparire gli alberi diverse volte.  Sebbene le conoscenze scientifiche attuali non ci permettano di spiegarle, esperienze come queste diventano più plausibili qualora si ammetta la natura olografica della realtà.  In un universo olografico non vi sono limiti all'entità dei cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della realtà, perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo.  Tutto diviene possibile, dal piegare cucchiai col potere della mente, ai fantasmagorici eventi vissuti da Carlos Castaneda durante i suoi incontri con Don Juan, lo sciamano Yaqui.  Nulla di più, né meno, miracoloso della capacità che abbiamo di plasmare la realtà a nostro piacimento durante i sogni.  E le nostre convinzioni fondamentali dovranno essere riviste alla luce della teoria olografica della realtà. >>

Richard Boylan, Dr. Richard Boylan
Behavioral Scientist


"L'UNIVERSO È UN'ILLUSIONE" (ovvero il "paradigma olografico")

venerdì 8 luglio 2011

Perché il pensiero divergente può salvare il mondo



COME L'ISTRUZIONE PUBBLICA UCCIDE LA CREATIVITA'
Questo editoriale parte con una considerazione che per la maggioranza dei lettori risulterà probabilmente molto banale: il mondo contemporaneo è infinitamente complesso; quello del prossimo futuro lo sarà ancora di più. Quanti di noi dicono di rendersi conto di questo aspetto ma poi, allo stesso modo, si rifugiano in semplificazioni addirittura grottesche per analizzare la realtà e confermare le proprie convinzioni? Anche in questo caso, stiamo parlando della maggior parte delle persone. Dire che la società contemporanea è complessa e va analizzata con lucidità e grande apertura mentale è un po' come sostenere che "studiare è importante": tutti sottoscrivono automaticamente (e più o meno ipocritamente) l'osservazione ma in pochissimi si rendono conto fino in fondo della reale portata del concetto.
Ebbene: in un mondo in cui l'imprevedibilità ed il cambiamento si fondono spesso con precarietà cronica e forti squilibri socio-economici, diventa ancora più importante essere educati alla creatività ed al pensiero divergente. A tal proposito, prima di proseguire nella lettura del testo, vi invito a guardare con molta attenzione il video allegato. In meno di 10 minuti vi renderete infatti conto di come, il noto docente universitario Ken Robinson, riesca ad illustrare con impressionante efficacia tutte le falle più o meno clamorose dell'istruzione pubblica globalmente intesa.
Finito di vedere il video, potrete iniziare a porvi altri quesiti reputati "banali" ed "inflazionati". Quesiti del tipo: come mai il titolo accademico vale sempre meno ed è sempre più diffuso? Come mai, in zone geografiche come il Mezzogiorno d'Italia, il numero di laureati è considerevole quanto e più di quello dei disoccupati? Come mai, un numero crescente di titolati con triennale + specialistica, si ritrova ad affrontare la frustrazione di un posto di lavoro malpagato, incerto e poco gratificante non solo per il portafogli ma anche per mente e cuore? Insomma: per quale motivo l'equazione un tempo praticamente certa "laurea=buon impiego" non funziona più così bene? Una prima risposta, comunque da integrare e sulla quale dibattere a lungo, può essere la seguente: il sistema didattico standardizzato, salvo alcune eccezioni, non è tendenzialmente in grado di educare gli studenti a leggere, interpretare e vivere con maggiore consapevolezza ed approccio critico una realtà sempre più eterogenea e quindi difficile da sintetizzare. Sempre citando Robinson, il punto non è quindi trovare una riforma adatta al sistema d'istruzione pubblico (nato secoli fa ed ora inadeguato) ma avere capacità e coraggio di lanciare una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire l'educazione di massa.
Purtroppo, in questo paese e non solo, la massima "rivoluzione" che politicanti ed accademici inetti e miopi sono riusciti a proporre, è stata quella della mercificazione della cultura universitaria con conseguente aziendalizzazione degli atenei. Questo approccio finto riformista e realmente scellerato ha prodotto e continua a produrre danni enormi; sfornando neolaureati per lo più impreparati quanto erroneamente convinti di aver raggiunto una sorta di empireo intellettuale, capace di garantire gratificazioni professionali e benessere esistenziale. Ma come può un sistema di valutazione che premia le Università (e i docenti) che promuovono il maggior numero di iscritti (a tutti i costi e con ogni agevolazione possibile) e toglie fondi a chi "osa" bocciare e pretendere reale preparazione fornire nuove risorse umane adatte al mondo globalizzato ed iper-competitivo? La società nella quale viviamo si evolve in maniera esponenziale e molto più imprevedibile rispetto a solo 15 o 20 anni fa e noi cosa facciamo? Ci ostiniamo a voler educare le persone al ragionamento per tesi, antitesi e sintesi; non considerando la miriade di contraddizioni fisiologiche che si riscontrano in ogni aspetto dell'umano vivere. Si continua a guardare al bianco o in alternativa al nero, a considerare le consuete due risposte in contrapposizione (spesso farlocca) e ad utilizzare il pregiudizio come forma principale di approccio e di valutazione. Se le giovani generazioni non riusciranno a conservare quell'innata dote che si chiama creatività e a rendersi conto che, nel ventunesimo secolo, vince chi si distingue senza farsi fuorviare dalla superficiale ed apatica alternatività di massa, allora il numero di boriosi insoddisfatti ed inconsapevoli crescerà in maniera inversamente proporzionale rispetto a quello quello delle persone sul serio libere (ed intelligenti).

sabato 2 luglio 2011

ACQUA PUBBLICA, LO SCONTRO PUGLIESE


ACQUA PUBBLICA, LO SCONTRO PUGLIESE
MANIFESTO di oggi sabato 2 luglio 2011

giovedì 23 giugno 2011

Lecce - festa per la vittoria referendaria


DOMENICA 26 GIUGNO
DALLE ORE 19,30 IN POI
a LECCE

in Piazzetta Castromediano
FESTA per la vittoria dei referendum del 12 e 13 giugno

"GRAZIE DI QUORUM"

musica e interventi di
P40
Daniele Durante
Tobia Lamare
Ciccio Zabini
e
Ippolito Chiarello
Simone Franco

proiezione di video

Siete Tutti Invitati

organizza
Comitato referendario cittadino
" 2 SI Acqua bene comune"
e
Comitato Salentino
"Fermiamo il nucleare"


Vogliamo che la nostra iniziativa che sia un momento di Festa e di ringraziamento per tutti coloro che con il loro lavoro, il loro impegno, la loro passione, hanno reso possibile questa straordinaria vittoria.
Lecce e la sua provincia hanno avuto il migliore risultato elettorale referendario in Puglia.

Si tratta solo della prima e più importante tappa di un lavoro iniziato 5 anni fa per far tornare l'acqua ad essere un Bene Comune a vantaggio della comunità degli uomini e delle donne.
Abbiamo vanificato tutti i tentativi di questo Governo di far passare, sotto silenzio e in maniera truffaldina, la riproposizione della sceltra nucleare.

Ora vanno incalzati Governo ed Enti Locali, a cominciare dalla Regione Puglia, affinchè non venga tradito il mandato e il messaggio chiaro che il popolo italiano ha espresso con il voto referendario.

Ci auguriamo di vedervi numerosi, di incontrare tutti coloro con i quali in questi mesi abbiamo condiviso un entusiasmante percorso di partecipazione e democrazia.

VI CHIEDIAMO DI FAR GIRARE QUESTO INVITO TRA TUTTI COLORO CHE IN QUESTI MESI HANNO CONTRIBUITO CON IL LORO LAVORO AL RAGGIUNGIMENTO DI QUESTO GRANDE RISULTATO!

Comitato referendario cittadino
" 2 SI Acqua bene comune"

Comitato Salentino
"Fermiamo il nucleare"

P.S. Piazzetta Castromediano è adiacente a Piazza Sant'Oronzo, alle spalle del Comune

domenica 12 giugno 2011

Così Parigi ha messo alla porta i privati "E ora abbasseremo le tariffe idriche"

La rivoluzione dei socialisti dopo 24 anni. Dal vicesindaco Le Strat appello agli italiani: serve un doppio sì al referendum

Così Parigi ha messo alla porta i privati "E ora abbasseremo le tariffe idriche"

Malagestione e scandali: le bollette alla fine erano cresciute del 260 per cento. Le aziende non reinvestivano i loro guadagni per migliorare il servizio

PARIGI - Acqua privata, andata e ritorno. Viaggio nel tempo della privatizzazione di una rete idrica: vedi alla voce Parigi. Nel 1984 la capitale francese è stata tra le prime in Europa a dare in appalto il servizio. E adesso è considerata pioniera nella difesa del pubblico. Malgestione, accuse di corruzione, scarsa manutenzione e infrastrutture che cadono a pezzi, tariffe che in venticinque anni sono aumentate del 260%. «Ci è sembrato doveroso offrire a tutti i cittadini un bene primario come l´acqua potabile alla migliore qualità e minor costo possibile» sintetizza Anne Le Strat, socialista, 43 anni, vicesindaco di Parigi. Dal gennaio 2010 presiede la nuova compagnia "Eau de Paris" che ha riunificato sotto l´egida del Comune l´intera filiera idrica locale, con 861 dipendenti e un patrimonio stimato a 5 miliardi di euro. Sul referendum di domani ha le idee chiare. «Serve un doppio sì» commenta Le Strat che è anche presidente del consorzio europeo Aqua Publica ed è venuta qualche giorno fa in Italia per partecipare alla mobilitazione.

La battaglia contro la privatizzazione dell´acqua è partita anni fa proprio in Francia, dove hanno sede alcuni dei giganti mondiali del settore come Veolia e Suez, presenti anche sul mercato italiano. «Da noi le privatizzazioni sono andate molto avanti, ormai 70% della rete idrica nazionale è in appalto. Ma la controtendenza è cominciata» assicura Le Strat. La marcia indietro di Parigi è stato un segnale forte. L´allora sindaco Jacques Chirac aveva spartito la città. La rive droite a Veolia, la rive gauche a Suez. Dal 1987 si era aggiunto un terzo operatore, Sagep, che in teoria avrebbe dovuto controllare i distributori privati. In pratica, l´ente misto era partecipato dalle stesse imprese. «Era un assetto illogico, che disperdeva le competenze, le responsabilità, e non garantiva trasparenza» ricorda Le Strat. Sulla manutenzione, spiega, c´erano molte disfunzioni. «I privati non reinvestivano i loro guadagni per migliorare il servizio. Intanto, tutti i grandi lavori su acquedotti o infrastrutture continuavano a gravare sulle casse pubbliche».

Con l´elezione del socialista Bertrand Delanoe è arrivata la "rivoluzione blu". Fuori le multinazionali dell´acqua, avanti il nuovo ente pubblico. «Abbiamo dimostrato che il privato non è più efficiente del pubblico e che, a parità di prezzo, siamo almeno allo stesso livello di qualità». Le Strat smentisce l´idea che rimunicipalizzare il servizio idrico abbia pesato sulle casse del comune. Nel primo anno, "Eau de Paris" ha anzi realizzato un risparmio stimato a 35 milioni di euro rispetto alla gestione privata. Delanoe aveva promesso ai 3,3 milioni di consumatori parigini di mantenere le tariffe bloccate fino al 2014. «Ma i nostri risultati operativi sono stati talmente buoni che dal 1 luglio potremo già abbassare le tariffe dell´8%». Le Strat ricorda con qualche ironia il momento in cui gli operatori privati hanno capito che non sarebbero più stati i padroni del ricco mercato parigino dopo un quarto di secolo. «Erano scioccati dalla nostra decisione, ci hanno fatto molte pressioni».

ANAIS GINORI

www.repubblica.it

Orizzonti egiziani a stelle e strisce

Alcuni passaggi di un lungo saggio che Samir Amin ha dedicato alle primavere arabe. In questo testo, che uscirà in volume alla fine dell'estate, l'economista egiziano approfondisce le tesi che esporrà sabato a Roma, nel corso del convegno organizzato dal manifesto con il titolo «La speranza scende in piazza». Queste le sue conclusioni: Washington preferisce il potere dei Fratelli musulmani a quello dei democratici, che rischierebbero di mettere in questione la subalternità dell'Egitto al loro dominio.

di Samir Amin, da il manifesto, 9 giugno 2011

L'Egitto di Nasser aveva instaurato un sistema economico e sociale criticabile ma coerente. Nasser aveva puntato sull'industrializzazione per uscire dalla specializzazione internazionale di stampo coloniale che aveva circoscritto l'economia del paese all'esportazione del cotone.

sabato 11 giugno 2011

INSIDER DI UNA BANCA SVIZZERA SVELA I LEGAMI TRA BILDERBERG E FINANZA

In un intervista fatta da WeAreChange a un importante banchiere svizzero il 30 maggio del 2011, vengono svelate le relazioni profondamente intrecciate tra i manager di altro livello della banche svizzere e il club del Bilderberg. È oramai palese che il Bilderberg usa le banche svizzere per le attività di riciclaggio del denaro, il finanziamento per rovesciare i governi, per gli assassini e per mandare in bancarotta le nazioni.

Qui sotto trovate l’intervista:

D: Ci può dire qualcosa delle sue attività nel business del settore bancario svizzero?
R: ho lavorato nelle banche svizzere per molti anni. Sono stato uno dei massimi dirigenti di una delle maggiori banche svizzere. Nel mio lavoro sono stato coinvolto nel pagamento, nel pagamento in contanti a una persona che ha ucciso il presidente di una nazione straniera. Ho partecipato alla riunione in cui fu deciso di dare questo denaro al killer. Tutto ciò mi ha fatto venire tremende emicranie e ha fatto traballare la mia coscienza. Non è stata l’unica occasione difficile, ma è stata senz’altro la peggiore.

Era un’ordine di pagamento emesso da un servizio segreto straniero, scritto a mano, dove si dava istruzioni di pagare una certa somma a una persona che aveva ucciso un alto dirigente di un paese straniero. E non è stata l’unica volta. Abbiamo ricevuto in varie occasioni queste lettere scritte a mano che venivano dai servizi segreti stranieri che ci ordinavano di pagare in contanti da conti segreti per finanziare le rivoluzioni o le uccisioni di persone. Posso quello che John Perkins ha scritto nel suo libro “Confessioni di un Sicario dell’Economia”. C’è davvero un sistema del genere e le banche svizzere talvolta ci sono in mezzo.

D: Il libro di Perkins è stato tradotto ed è disponibile in Russo. Ci può dire di che banca si sta parlando e chi era responsabile?
A: Era una delle tre maggiori banche svizzere in quel periodo e si tratta di un presidente di una nazione del terzo mondo. Ma non voglio dare troppi dettagli perché mi potrebbe rintracciare con estrema facilità se dicessi il nome del presidente e il nome della banca. Rischierei la vita.

D: Non può fare neppure il nome della banca?
R: No, non posso. Ma vi posso assicurare che le cose sono andate a questo modo. C’erano diverse persone nella stanza delle riunioni. La persona che doveva fisicamente fare il pagamento in contanti venne da noi e ci chiese se era autorizzato a versare una cifra così alta a quella persona e uno dei direttori spiegò il caso e tutti gli altri dissero “Ok, va bene così”.

D: Ma succede spesso? Si tratta di fondi neri?
A: Sì. Era uno fondo speciale gestito in un luogo specifico nella banca dove tutti gli ordini in codice venivano dall’estero. Le lettere più importante erano scritte a mano. Dovevamo decifrarle e c’erano degli ordini di pagare certe somme in contanti da questi conti per gli omicidi, per finanziare le rivoluzioni e gli scioperi, per finanziare partiti di ogni risma. So che alcune persone che fanno parte del Bilderberg erano coinvolte in questi ordini. Intendo dire che sono loro ad aver dato l’ordine di uccidere.

D: Ci potrebbe dire in quale anno o decennio tutto questo è successo?
R: Preferisco non darvi l’anno preciso, ma stiamo parlando degli anni ’80.

D: Ha avuto problemi per questo lavoro?
A: Sì, problemi grossi. Non sono riuscito a dormire per parecchi giorni e dopo un po’ ho lasciato la banca. Se vi dessi troppi dettagli mi rintraccerebbero. Alcuni servizi segreti esteri, soprattutto di lingua inglese, hanno dato ordini per finanziare azioni illegali, persino l’uccisione di persone all’interno della banche svizzere. Dovevamo pagare seguendo le istruzioni delle potenze straniere per l’assassinio di alcune persone che non avevano seguito gli ordini del Bilderberg o del FMI o della Banca Mondiale.

D: È una testimonianza davvero sorprendente quello che ci sta rivelando. Perché ha sentito l’urgenza di dirlo in questo momento?
R: Perché il Bilderberg si sta riunendo in Svizzera. Perché la situazione mondiale sta peggiorando sempre di più. E perché le maggiori banche svizzere sono coinvolte in attività senza etica. La maggior parte di queste operazioni sono fuori dalle pagine dei bilanci. Si parli di multipli di quello che viene ufficialmente dichiarato. Non sono revisionati e avvengono senza versamenti di imposte. Le cifre in questione hanno parecchi zeri. Sono somme enormi..

D: Quindi miliardi?
R: Molto di più, si parla di trilioni, completamente fuori da qualsiasi verifica, illegali e fuori dal sistema impositivo. In sostanza è un furto generalizzato. Intendo dire che la maggioranza delle persone normali paga le tasse e rispetta le leggi. Quello che succede in questo caso è totalmente al di fuori dei nostri valori svizzeri, come la neutralità, l’onestà e la buona fede. Nelle riunioni a cui ho partecipato, le discussioni andavano sempre contro ii nostri principi democratici. Vedi, la gran parte dei direttori della banche svizzere non sono più gente del posto, vengono dall’estero, sono principalmente anglo-sassoni, sia americani che britannici, e non rispettano la nostra neutralità, i nostri valori, vanno contro i principi della nostra democrazia diretta e usano solamente le banche svizzere per i loro propositi illegali.

Usano quantità enormi di moneta creata dal nulla e distruggono la nostra società e i popoli del mondo solo per avidità. Cercano il potere e distruggono intere nazioni, come la Grecia, la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda e la Svizzera sarà una delle ultime. E usano i cinesi come fossero schiavi. E una persona come Josef Ackermann, che è un cittadino svizzero, è a capo di una banca tedesca e uso il suo potere per la propria avidità e non rispetta le persone comuni. Ha alcune cause in corso in Germania e adesso anche negli Stati Uniti. Fa parte del Bilderberg e non gliene frega niente né della Svizzera, né di qualsiasi altro paese.

D: ci sta dicendo che alcune di queste persone che ha menzionato saranno al prossimo meeting del Bilderberg che si terrà di giugno a St. Moritz?
R: Sì.

D: Quindi sono ancora al potere?
R: Certo. Hanno a disposizione una quantità enorme di denaro disponibile e lo usano per distruggere intere nazioni. Demoliscono le loro industrie per poi ricostruirle in Cina. Dall’altra parte aprono i cancelli dell’Europa ai prodotti cinesi. La classe lavoratrice europea guadagno sempre di meno. L’obbiettivo vero è quello di distruggere l’Europa.

D: Lei crede che la riunione del Bilderberg a St. Moritz abbia un valore simbolico? Perché nel 2009 sono stati in Grecia, nel 2010 in Spagna e guardiamo cosa gli è successo. Ciò significa che la Svizzera si deve aspettare qualcosa di brutto?
R: Sì. La Svizzera è per loro uno dei paesi più importanti, perché qui ci sono tanti capitali. Si stanno riunendo qui perché, oltre che per altri motivi, vogliono distruggere i valori che sostengono la Svizzera. Vedete che per loro è un ostacolo il fatto che non siamo nell’UE o nell’Euro, che non siamo controllati in modo totale da Bruxelles e così via. Parlando dei valori, non sto parlando di quelli delle maggiori banche svizzere, perché non sono più svizzere già da tempo, la maggior parte sono guidate dagli Americani. Sto parlando del vero spirito svizzero che la gente comune conserva e sostiene.

Certo che ha avuto un valore simbolico, come hai detto, per la Grecia e la Spagna. Il loro scopo è quello di essere una sorta di club esclusivo elitario che concentra in sé tutti i poteri mentre tutti gli altri vengono impoveriti.

D: Cosa ne pensa del possibile obbiettivo del Bilderberg di creare una sorta di dittatura globale, controllata dalle grandi corporation globali, senza più alcuna interferenza delle nazioni sovrane?
R: La Svizzera è l’unico posto dove è ancora presente una forma di democrazia diretta ed è proprio sulla loro strada. Loro usano il ricatto del “troppo grande per cadere” come nel caso di UBS per far sprofondare il nostro paese nel debito, proprio come hanno fatto con tante altre nazioni. Alla fine potrebbero voler fare con la Svizzera lo stesso che hanno fatto con l’Islanda, con il paese e tutte le banche in bancarotta.

D: E verrà realizzato anche nell’Unione Europea?
R: Naturalmente. L’Unione Europea è nelle grinfie del Bilderberg.

D: Cosa pensa che potrebbe fermare questo piano?
R: Bene, questo è il motivo per cui ti sto parlando. È la verità. La verità è l’unica maniera. Mettere in luce questa situazione, metterli in piazza. Non gli piace di essere sotto la luce dei riflettori. Dobbiamo creare trasparenza nel settore bancario e a tutti i livelli sociali.

D: Quello che stai dicendo è che c’è una parte sana nel mondo delle banche svizzere e poi ci sono poche banche che stanno abusando del sistema finanziario per le loro attività illegali.
R: Sì. Le grandi banche stanno formando il loro personale con i valori anglosassoni. Li stanno addestrando per essere avidi e spietati. E l’avidità sta distruggendo la Svizzera e il mondo intero. Posso dire che nel nostro paese abbiamo la gran parte delle banche più correte che operano nel mondo, se si parla delle banche di piccole e medie dimensioni. Sono quelle grandi che costituiscono un problema. Non sono più svizzere e non si considerano nemmeno tali.

D: Credi che sia una buona cosa il fatto che la gente stia facendo luce sul Bilderberg e che stia mostrando chi siano in realtà?
R: Io credo che il caso di Strauss-Kahn ci dà una buona occasione, perché ci fa vedere che queste persone sono corrotte, hanno la mente malata, tanto malate da essere piene di vizi e questi vizi vengono tenuti nascosti. Alcuni di loro, come Strauss-Kahn, violentano le donne, altri fanno del sado-maso o sono pedofili e molti sono dentro al satanismo. Quando entri in qualche banca, puoi vedere questi simboli satanisti, come nella Banca Rothschild di Zurigo. Queste persone sono vincolate dai ricatti a causa della loro debolezza. Devono seguire gli ordini, altrimenti verrebbero additati, distrutti o persino uccisi. Non solo Strauss-Kahn è stato assassinato nei media, potrebbe davvero essere ucciso.

D: Siccome Ackermann è nel comitato direttivo del Bilderberg, pensi che sia un personaggio chiave?
A: Sì. Ma ce ne sono molti altri, come Lagarde, che probabilmente sarà il nuovo direttore del FMI, ed è anche membro del Bilderberg, poi ci sono Sarkozy e Obama. Hanno in mente un progetto di censurare Internet, perché è ancora libera. La vogliono controllare e usare il terrorismo o qualsiasi altra cosa per questo scopo. Potrebbero persino pianificare qualcosa di orribile per avere una scusante.

D: Questa è la tua paura?
R: Non è solo una paura, ne sono sicuro. Come ho detto, sono capaci di cose terribili. Se hanno la sensazione di perdere il controllo, come nelle rivolte in Grecia e in Spagna e forse l’Italia sarà la prossima, potrebbero istituire un’altra Gladio. Sono stato vicino alla rete di Gladio. Come tu sai, hanno istigato il terrorismo pagato dai soldi degli americani per controllare il sistema politico in Italia e in altri paesi europei. Per quanto riguardo l’omicidio di Aldo Moro, il pagamento fu fatto nella stessa maniera che ho prima descritto.

D: Ackermann faceva parte di questo sistema di pagamenti in una banca svizzera?
R: (Sorride) Tu sei un giornalista. Guarda alla sua carriera e come velocemente è arrivato alla vetta.

D: Cosa credi possa esser fatto per ostacolarli?

R: Bene, ci sono molti buoni libri che spiegano il contesto e collegano i punti, come quello prima citato di Perkins. Queste persone hanno davvero dei sicari pagati per uccidere. Alcuni di loro prendono i soldi dalle banche svizzere. Ma non solo, hanno un sistema che è sviluppato in tutto il pianeta E per rivelare al pubblico queste persone sono preparati da fare qualsiasi cosa per mantenere il controllo..

D: Mettendoli in luce, li potremo fermare?
R: Sì, dicendo la verità. Siamo di fronte a criminali senza scrupoli, anche criminali di guerra. Peggio che il genocidio. Sono pronti e capaci di uccidere milioni di persone solo per rimanere al potere e tenere il controllo.

D: Ci puoi spiegare dal tuo punto di vista perché i mass media occidentali sono quasi completamente indifferenti al Bilderberg?
R: Perché c’è un accordo tra loro e i proprietari dei media. Non ne devi parlare. Li corrompono. Anche alcuni personaggi importanti del mondo della comunicazione sono stati invitati alle riunioni, ma gli è stato detto di non riferire niente di quello che avevano visto o sentito.

D: Nella struttura del Bilderberg, c’è un gruppo ristretto che è a conoscenza di questi progetti, con la maggioranza che semplicemente segue gli ordini?
R: Sì. C’è un circolo ristretto che sono nel satanismo e poi ci sono gli ingenui o le persone meno informate. Alcuni credono di fare qualcosa di buono, quelli che ne sono al di fuori.

D: In base ai documenti rivelati e alle tue affermazioni, il Bilderberg decise nel 1955 di creare l’Unione Europea e l’Euro, e così hanno preso decisioni importanti e di lungo raggio.
R: Sì, tu sai che il Bilderberg fu fondato dal Principe Bernard, un ex membro delle SS, aderente al partito dei Nazisti e che ha anche lavorato per IG Farben, le cui sussidiarie producevano lo Zyklon B. L’altra persona era il direttore di Occidental Petroleum che aveva strette relazioni con i comunisti in Unione Sovietica. Erano su schieramenti opposti ma in fondo queste persone sono fascisti che vogliono controllare tutto e tutti e chi si mette nel mezzo viene fatto fuori.

D: Il sistema di pagamento che ci hai spiegato rimane fuori dalle normali operazioni, compartimentato e segreto?
R: In queste banche svizzere i normali impiegati non ne sono a conoscenza. È come un ufficio segreto della banca. Come ho detto queste operazioni rimangono fuori delle pagine del bilancio, senza alcuna supervisione. In alcuni casi sono nello stesso edificio, in altri sono all’esterno. Hanno la loro sicurezza privata e un’area dedicata dove possono entrare solo le persone autorizzate.

D: Come riescono a tenere queste transazioni al di fuori della rete internazionale SWIFT?
R: Bene, alcuni dei listini Clearstream erano veri all’inizio. Ci sono anche dei nomi falsi per far credere che tutta la lista sia falsa. Anche loro fanno degli errori. La prima lista era vera e da qui si può risalire a molte cose. Vedi, ci sono persone che scoprono le irregolarità e le cose vere e gliele riferiscono. Alla fine ci sono dei processi e queste persone sono costrette a rimanere in silenzio.

Il modo migliore per fermarli è quello di dire la verità, mettergli addosso la luce dei riflettori. Se non li fermiamo, diventeremo tutti loro schiavi.

Grazie per quest’intervista. Fonte: http://noviden.info/article_239.html

07.06.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

giovedì 2 giugno 2011

Francesco Caruso: In Islanda da due anni è in corso una rivoluzione ma nessuno ne parla

Islanda: storia di una rivolta contro il neoliberismo

L’attenzione mediatica verso le rivolte del Maghreb è parte del dispositivo post-coloniale di governance della triade sicurezza-territorio-popolazione, dispositivo che sul campo, nel contenimento della materialità dei corpi insorgenti, viene demandato agli apparati militari. Si tratta di un ordine discorsivo volto a traghettare i vascelli tumultuosi della ribellione popolare dai sentieri scoscesi del sottosviluppo e dell’oscurantismo politico verso le autostrade illuminate della modernizzazione europea e i porti accoglienti delle mature democrazie occidentali: il tutto rigorosamente a debita distanza, perché, semmai qualcuno decidesse di sfidare il mare che lo separa dalla civile Europa, scoprirebbe sulla propria pelle la potenza pervasiva della mistificazione occidentale. Mentre si cerca di “europeizzare” le rivolte maghrebine (ponendo la democrazia rappresentativa occidentale come loro aspirazione massima, oppure decantando il ruolo della comunicazione telematica, fondamentalmente proiettata verso l’esterno, a detrimento della potenza di Al Jazeera e Al Arabiya quali strumenti di circolazione delle lotte), all’opposto si cerca di “deuropeizzare” la rivolta in Islanda, nel tentativo di isolare il virus dell’insorgenza popolare contro il potere finanziario globale ed evitare che si estenda, anche minimamente, a livello transnazionale. Si assiste a una razzializzazione del tutto particolare, una sorta di “orientalismo nordico”, attraverso cui relativizzare e deoccidentalizzare l’Islanda e il suo moto di ribellione: il moderno Stato islandese, per anni in cima alla classifica dell’astruso Human Development Index dell’Onu, che lo descriveva come il più florido del pianeta, diventa così una piccolissima nazione di poche centinaia di migliaia di pescatori accampati su uno scoglio remoto e gelido ai “confini” del mondo. Insomma, si può cancellare facilmente l’Islanda dalla mappa dell’Europa, come esortano gli stessi illustri commentatori dei quotidiani finanziari che fino a pochissimi anni fa ne tessevano le lodi facendone un esempio virtuoso di neoliberismo realizzato in cui l’“effervescenza” finanziaria conviveva e permetteva un aumento generalizzato del benessere. Alla favola del “lupo buono” gli islandesi credono fino a quando nel 2008 il castello di sabbia della forsennata finanziarizzazione crolla in tutto il mondo.
L’Islanda è uno dei paesi più drammaticamente coinvolti: la borsa locale perde il 74 per cento, la corona islandese precipita sui mercati valutari e il paese finisce letteralmente sull’orlo della bancarotta.
L’IceSave, una banca on line islandese che ha attirato diversi miliardi di euro dall’estero - qualcosa come dieci volte il pil nazionale - grazie ai suoi elevati tassi di interesse, fallisce. L’Inghilterra, seguita poi dall’Olanda, decide così di indennizzare i 300 mila clienti britannici e i 910 milioni di euro investiti da amministrazioni locali del Regno Unito, presentando poi il conto al governo islandese.
Per cercare di mettere una “pezza” sulla voragine finanziaria, il governo del conservatore Geir Hilmar Haarde decide, nell’autunno del 2008, di nazionalizzare le banche più importanti del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir. Una soluzione “sovietica” finalizzata a garantire profitti e rendite pregresse attraverso la socializzazione delle perdite: mai come in questa fase la mistificazione e l’ipocrisia degli ideologi del capitalismo si mostrano in tutta la loro sfacciataggine.
In Islanda, però, il meccanismo si inceppa per l’intervento di una variabile imprevista e incontrollata. Migliaia di cittadini scendono in piazza, assediando il parlamento con un cacerolazos in stile argentino che andrà avanti per alcune settimane, fino a costringere il primo ministro a rassegnare le dimissioni nel gennaio del 2009.
Nelle elezioni anticipate di aprile, ottiene la vittoria una coalizione di sinistra guidata da Jóhanna Sigurardóttir. Il nuovo governo vara una legge per la restituzione del debito di tre miliardi a Gran Bretagna e Olanda, somma che dovranno pagare tutte le famiglie islandesi “in comode rate” da un centinaio di euro a persona per i prossimi 15 anni, al 5,5 per cento di interesse. Tuttavia, gli islandesi scendono di nuovo numerosi in piazza, fino a quando nel gennaio 2010 il presidente della Repubblica convoca una prima consultazione referendaria dove il “no” al pagamento del debito incassa il 93 per cento dei voti. Il governo socialdemocratico sceglie allora di recuperare il terreno perduto attraverso una strategia diversificata. In primo luogo, sul terreno politico avvia un processo di autoriforma, con l’obiettivo di ricostruire la credibilità delle istituzioni politiche spazzata via dalla crisi finanziaria: la scelta di convocare un’assemblea costituente per riscrivere la costituzione del paese si propone, in ultima istanza, la ricostruzione di una connessione simbolica e materiale tra la sfera istituzionale e le istanze che continuano a ribollire nella società. Il 27 novembre 2010, vengono eletti 25 cittadini costituenti, senza alcun collegamento politico e alcun precedente incarico elettivo, tra le 522 candidature popolari.
In secondo luogo, il parlamento approva all’unanimità, il 26 giugno 2010, l’Icelandic Modern Media Initiative, la cosiddetta “legge sbavaglio” per la protezione della libertà di informazione che di fatto trasforma l’Islanda in un rifugio sicuro per il giornalismo investigativo e la libertà di informazione, una sorta di “paradiso legale” per le fonti, i giornalisti e gli Internet provider. In terzo luogo, il governo cerca di raffreddare la rabbia sociale attraverso l’individuazione della responsabilità di alcuni personaggi chiave della finanza locale: viene aperta una inchiesta parlamentare e spiccati alcuni ordini di cattura internazionale, come nel caso del presidente della Landsbanki Sigurour Einarsson, attualmente ricercato dall’Interpool.
Ma è ancora sul piano economico che si gioca la partita più importante. Il governo decide di approntare un piano di rientro più soft, che viene presentato come una conquista della mobilitazione popolare, essendo molto più ridotto in termini quantitativi (da tre miliardi si passa a 440 milioni di euro) e molto dilazionato sul lungo periodo (il pagamento è rateizzato fino al 2046). Il movimento di protesta a questo punto si divide tra chi lo ritiene comunque un buon compromesso e chi invece sospetta si tratti in realtà di un accordo-ponte, ma soprattutto si rifiuta di far ricadere sulle spalle delle generazioni future le porcherie dei responsabili della crisi finanziaria.
In parlamento, l’accordo viene sottoscritto dalla quasi totalità delle forze politiche, ma gli islandesi non si arrendono: l’assedio a oltranza del parlamento e le 43 mila firme raccolte in pochi giorni costringono nuovamente il presidente della Repubblica a sottoporre la legge a consultazione popolare: il 9 aprile 2011, la maggioranza degli islandesi, il 58 per cento, vota “no” all’accordo. I governi stranieri protestano, si minaccia il blocco dell’ingresso nell’Unione europea, il Fondo monetario internazionale congela gli aiuti economici, le agenzie di rating paventano ulteriori retrocessioni, i media finanziari internazionali si interrogano su “fino a che punto può l’indignazione popolare mettere in discussione i principi basilari dell’economia capitalistica”.
Insomma, gli islandesi sono passati in pochi mesi dalla fiducia cieca nel neoliberismo a un processo di politicizzazione radicale e di riappropriazione dal basso della decisionalità pubblica: hanno riscoperto il piacere della democrazia e non sembrano disposti a rimetterla nelle mani dei pochi e soliti noti. Si è aperto così uno scontro palese, diretto e senza mediazioni tra democrazia diretta ed economia liberista. In altri termini, se nei paesi arabi i dispositivi di sussunzione della rivolta popolare si traducono nel tentativo di omologare i loro sistemi politici a quella che comunemente viene definita democrazia rappresentativa, centrata essenzialmente sulle elezioni “libere” dei rappresentanti del popolo, la rivolta islandese si è già posta oltre questi dispositivi di cattura.
Non c’è più solo una prima ministra dichiaratamente lesbica e una maggioranza parlamentare di sesso femminile a indicare l’abbattimento di alcune barriere invisibili nella dimensione pubblica, non c’è solo l’eccentrico comico “anarco-surrealista” Jón Gnarr (una sorta di Beppe Grillo islandese), eletto sindaco della capitale nel maggio 2010; non c’è solo la radicalizzazione dei principi antimilitaristi (l’Islanda è uno dei pochissimi paesi al mondo a non disporre di un esercito) e ambientalisti (la legge islandese impone che il 99,9 per cento dell’energia provenga da fonti rinnovabili). La potenza costituente dell’insorgenza islandese mette in discussione la relazione asimmetrica tra politica ed economia nell’era della globalizzazione neoliberista, decostruendo, attraverso l’azione sociale, la stessa struttura della partecipazione politica occidentale, quest’ultima irrimediabilmente sussunta dentro il quadro delle compatibilità sistemiche.
Nel 930 si iniziarono a sperimentare in Islanda alcuni presupposti normativi che solo molti secoli dopo sarebbero divenuti il patrimonio comune e sostanziale delle democrazie liberali europee: e oggi come ieri, dobbiamo trovare la forza di volgere lo sguardo non solo verso il cuore dell’impero ma anche verso l’ibridismo del confine, la marginalità della periferia. In questo modo, potremmo trovare anche in Islanda, come nella Selva Lacandona alla fine del secolo scorso, alcune risposte al nostro camminare domandando.

Tratto dal numero 13 di Loop, in edicola dal 19 maggio 2001